25 APRILE, 5 LIBRI PER SPIEGARE AI BAMBINI COME MAI NON SI VA A SCUOLA

Venticinque aprile, festa della Resistenza. Scuole chiuse, papà e mamma a casa. In piazza si canta “Bella ciao”. Ma come si spiega a quelli nati nel 2000 questa storia? Fino a qualche anno fa gli studenti la mattina del 25 aprile andavano in piazza con i loro insegnanti ma ora a chi tocca raccontare chi erano i partigiani, cos’hanno fatto per il nostro Paese? Ancora una volta sono i libri ad aiutarci a passare il testimone, a tramandare a chi è nato sotto la “mela” della Apple, un pezzo di storia significativa del nostro Novecento. Ecco cinque libri da tirar fuori in occasione della festa della Liberazione.

 

Ci sono libri che parlano con le illustrazioni. Non hanno bisogno di molte parole. Parlano ai più piccoli, a quelli che ancora non sanno leggere e scrivere bene. E’ il caso di “Bella ciao” nelle edizioni “Gallucci”. Paolo Cardoni dà voce alla celebre canzone attraverso le illustrazioni colorate, vivaci, semplici e allo stesso tempo eloquenti che raccontano della città occupata dagli invasori. Ovunque si vedono ingiustizie, violenza e paura. Tutto è vietato, nessuno ha più voglia di sorridere. Perciò il partigiano saluta la sua bella
e se ne va in montagna a combattere per la libertà. Un racconto dolce introduce alla storia, che lascia intravedere ad un bambino la narrazione più complessa della Resistenza dando lui solo gli strumenti per imparare una canzone che ha fatto la storia. Al libro è allegato anche il cd con la canzone arrangiata dai “Modena City Ramblers”.

 

A volte può essere la storia di un cane a svelare un grande evento come la Liberazione. E’ il caso di “Fulmine, un cane coraggioso” (edizioni Mondadori) scritto dalla maestra Anna Sarfatti e dal fratello Michele. Il libro racconta di un cane che per l’affetto che lo lega ad un ragazzo, suo grande amico, si ritrova a partecipare alla lotta partigiana. Nelle pagine del testo Anna e Michele hanno scelto di dare voce a questa storia che ha trovato fondamenta anche nella realtà di Umberto Lorenzoni, un partigiano che nell’appendice racconta di Rolf, il fido compagno di battaglia. Nel libro ci sono anche lettere, immagini che aiutano a non perdere mai di vista la realtà di quanto è accaduto. Adatto ai bambini dai 7 ai 10 anni.

 

C’è un luogo in Italia dove ogni scuola dovrebbe andare in “gita”: è Sant’Anna di Stazzema, in Toscana. Ma prima di metter piede su quei monti, ogni scolaresca dovrebbe leggere “Era un giorno qualsiasi” (edizioni Terre di Mezzo) del collega giornalista Lorenzo Guadagnucci. Pagine toccanti, emozionanti, scritte in prima persona da Lorenzo che racconta la storia del padre, Alberto, scampato all’eccidio nazista del 1944 per caso. Un giorno qualsiasi che si è trasformato in un inferno per quel bambino che vide i tedeschi arrivare a casa sua nascosto in un cespuglio. Una storia che sessant’anni dopo riapre un capitolo che dovrebbe essere in ogni libro di storia.

 

Le donne sono state protagoniste della storia della Resistenza italiana. Tina Anselmi, la prima donna ad aver ricoperto la carica di ministro della Repubblica, è una di loro. E in “Zia, che cos’è la Resistenza?” (Edizioni Manni), l’ex partigiana prova a rispondere alle domande di un’immaginaria nipote. Lo fa partendo dallo spiegare che cos’è il fascismo, che clima si respirava in quel periodo fino ad arrivare a scavare nelle ragioni personali che l’hanno portata a scegliere la strada partigiana. Un testo adatto ai ragazzi della scuola secondaria di primo grado ma anche ai primi anni delle superiori.

 

 

 

 

La storia partigiana è fatta di vittorie ma anche di sconfitte ma soprattutto di uomini non di eroi. Lo descrive bene un libro ormai dimenticato ma che vale la pena leggere con i ragazzi delle scuole secondarie di secondo grado: “I ventitré giorni della città di Alba” (Einaudi) di Beppe Fenoglio. Si tratta di sei racconti dedicati ad episodi della guerra partigiana. Il primo, il più intenso, narra della conquista di Alba avvenuta il 10 ottobre 1944 e persa tre settimane più tardi. Un racconto senza retorica patriottica che ai tempi fu molto criticato dai giornali di sinistra ma che serve, soprattutto per i ragazzi, a comprendere la realtà dei fatti.

 

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