Intervista al Prof. Paolo Carnevali, ideatore, del “Rigoletto….ma non troppo!”

Come nasce l’ idea del “Rigoletto…ma non troppo”?
Di questa opera….non-opera?
Fin dalle prime lezioni che ho svolto a scuola, mi sono reso conto che il genere di musica ascoltato dai ragazzi era abbastanza vario, ma escludeva quasi completamente la musica classica e in modo totale la lirica; ovviamente mi sarei meravigliato del contrario: le opere liriche non sono di facile ascolto, né tantomeno di facile intellegibilità per quello che riguarda il testo cantato, che anche per gli ascoltatori adulti è spesso un ostacolo, inoltre mancano le occasioni per poter conoscere il teatro musicale, per sapere semplicemente che esiste!
Ero comunque convinto che le trame di alcune opere avrebbero potuto incuriosire i ragazzi come quelle di tanti film, e catturare la loro attenzione allo stesso modo, se ne avessi facilitato la comprensione; gli elementi c’erano tutti: amore, morte, passioni, intrighi, violenza, suspence…
Quindi ho tentato un esperimento e durante una lezione ho narrato la trama di un’opera senza dire di cosa si trattasse, semplicemente presentandola come fosse un racconto, o una fiction vista alla tv la sera prima; il successo è stato immediato, anche oltre le mie previsioni, i ragazzi non solo si sono appassionati subito e hanno seguito con attenzione le vicende raccontate, ma si sono meravigliati quando io ho detto loro che si trattava di musica lirica. Non avrebbero mai immaginato che potesse essere così interessante!
Ho proposto varie opere, con caratteristiche diverse (Rigoletto, Carmen, Tosca, L’Elisir d’amore, Turandot) e la risposta è sempre stata positiva, sia nelle prime classi, che nelle seconde e nelle terze; abbiamo anche cercato in internet dei video per avere un’idea più precisa di come si presentasse nella realtà un’opera lirica, dato che quasi nessuno ne aveva avuto mai occasione.
Quale è stato l’obiettivo iniziale?
L’obiettivo iniziale era quindi far capire agli studenti che la lirica non è qualcosa di così irraggiungibile ed estraneo, e per rendere ancora più familiare questo genere, ho pensato di mettere in scena una delle trame che i ragazzi avevano apprezzato (ovviamente non avevo la pretesa di farli anche cantare, una rappresentazione in prosa sarebbe stata molto più facile da realizzare).
Ho parlato di questa idea con la Prof.ssa Serricchio, la mia collega insegnante di lettere e appassionata di teatro, che mi ha incoraggiato a pensare ad un copione teatrale da proporre alla 1a F, una classe che lo scorso anno scolastico avevamo in comune.
Come mai proprio il Rigoletto? E non un’altra opera?
La mia scelta è andata al Rigoletto per vari motivi: è stato uno dei ‘racconti’ che i ragazzi hanno seguito con maggior interesse, ci sono molti personaggi e quindi avevo la possibilità di coinvolgere più allievi e infine, è una delle opere che io preferisco in assoluto e che conosco meglio, così mi sarebbe stato più facile gestire l’adattamento.
Quale è stato il messaggio educativo per i ragazzi che sono stati resi partecipi di questa azione teatrale ‘innovativa’? E come hanno reagito? Ha avuto successo questa iniziativa?
L’iniziativa è stata apprezzata e i ragazzi l’hanno accolta con entusiasmo: qualcuno, dopo solo pochi giorni dalla consegna del copione, aveva già imparato (quasi) la sua parte a memoria!
Parlare di ‘messaggio educativo’ mi incute un po’ di timore; per i ragazzi questo esperimento si presenta come qualcosa di divertente e diverso dalla solita lezione… ma volendo rispondere in modo più approfondito, posso dire che ci sono due metri di valutazione. Guardando il progetto nel suo insieme, è l’esempio di come sia necessaria la collaborazione di tutti, anche se in misura diversa, per realizzare lo spettacolo (poiché si tratta pur sempre di uno spettacolo, destinato ad essere visto da un pubblico), quindi ognuno è indispensabile! Scendendo nel particolare, ci sono una serie di passaggi dalla semplice prima lettura di un copione, alla recitazione finale su un palco, e ognuno può avere una sua valenza didattica: c’è prima di tutto la comprensione del testo, perché è solo dal testo scritto che si può capire cosa accade in scena, qual è il carattere dei personaggi che dobbiamo interpretare, quali parole siano più importanti e quali meno, e dare quindi maggiore rilievo alle frasi essenziali; poi bisogna capire come ‘diventare’ un’altra persona, cioè il protagonista a cui diamo vita. Mi viene da dire che provare a entrare in un personaggio diverso da noi può essere un allenamento a capire, nella vita reale, le persone che abbiamo di fronte, ma senz’altro questa riflessione va oltre il semplice obiettivo iniziale, e si adatterebbe forse meglio a ragazzi di scuole superiori.
Quanto è importante portare l’innovazione nella scuola e avvicinare cultura, teatro e musica?
L’innovazione nella scuola viene prima di tutto dagli allievi, che ogni giorno la portano con loro, entrando in classe. Lo fanno in modo inconsapevole, è chiaro che non si rendono conto di essere l’elemento ‘nuovo’ all’interno della scuola, perché è semplicemente il loro essere; gli insegnanti ascoltano, osservano, riflettono, e grazie a esperienza, intuito e preparazione, riescono a modellare le lezioni in modo da rendere il più interessante possibile quello che devono insegnare.
Riguardo all’importanza del teatro, della musica e dell’arte in genere, così come della cultura (perbacco, che domanda impegnativa!): la musica ha il compito elevatissimo di rendere più bella la nostra vita e darle più sapore, e il teatro, oltre al semplice intrattenimento, può darci modo di vedere noi stessi da diversi punti di osservazione, può darci argomenti per riflettere, può aiutarci a capire le realtà (il plurale è voluto) o anche soltanto farci ridere e piangere!
Il fatto è che Musica, Teatro ed Arte da sole non servono a niente se non ci viene spiegato come capirle e usarle, e questo è il compito della cultura: insegnare a dare valore a quello che rende migliore la nostra vita, anche facendoci ‘assaporare’ in modo più consapevole quello che di bello e interessante ci circonda.
Quali difficoltà ha trovato nel realizzare questa trasformazione? Quanto è rimasto fedele al testo e quanto invece lo ha ‘reinventato’?
Con mio stupore non ho trovato grosse difficoltà nel riscrivere il libretto di Francesco Maria Piave (del Rigoletto, Giuseppe Verdi ha scritto la musica, ma le parole usate, cioè il ‘Libretto’, sono appunto di Piave, un librettista suo contemporaneo), anzi è stato divertente reinventare i personaggi, cercando di immaginarli recitati dai ragazzi.
L’opera originale è piena di momenti di tensione, ci sono dei personaggi negativi e cupi, c’è la voglia di vendetta, c’è una ‘maledizione’ che incombe e che sfocia poi nella tragedia finale, vissuta come un colpo sferrato da un destino a cui non si può sfuggire, e in aggiunta, il cattivo continua a vivere felice e l’innocente paga con la vita: gli elementi perché ai ragazzi piacesse questa storia c’erano tutti, e infatti il racconto che parla di questo buffone alla Corte del Duca di Mantova, li appassiona fino alla fine.
Però mi sembrava, in effetti, fin troppo tragico per poter essere recitato da ragazzi di undici anni, ecco che allora ho trasformato la tragedia in una commedia, ho aggiunto dei personaggi per poter coinvolgere il maggior numero di allievi, ho trasformato il sicario in un rapper per ricreare un’atmosfera di attualità e ho cercato di guidare la trama verso un finale che fosse più leggero per non lasciare gli spettatori con l’amaro in bocca. Per chi conosce già quest’opera, gli elementi in comune che scoprirà nell’adattamento saranno molti, mentre per chi non l’ha mai vista, spero possa servire a stimolarne la curiosità per andarla a vedere.
Ha altri progetti in serbo per gli alunni che incontrerà nel corso dei prossimi anni?
Data la buona accoglienza che i ragazzi hanno riservato a questo lavoro, penso che in futuro cercherò di adattare ‘L’Elisir d’Amore’, di Donizetti (il libretto è di Felice Romani) che già parte come una commedia molto divertente, con innamorati respinti, imbroglioni, filtri d’amore e via discorrendo…
Terrò incrociate le dita, per sperare di trovare (come si dice in gergo teatrale) la ‘benevolenza’ del pubblico…
Concludo ringraziando la mia collega Serricchio: senza il suo incoraggiamento e la sua collaborazione, questo progetto probabilmente non sarebbe mai nato!

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