ANGELO CORBO

P R O G E T T O    L E G A L I T Á

UN MINUTO DI S I L E N Z I O

Due anni fa commentavo in questo modo l’incontro con l’ispettore Angelo Corbo: “Oggi a scuola, grazie a quei progetti che lasciano un segno nello sviluppo di un anno scolastico, ho conosciuto un sopravvissuto della strage di Capaci, l’Ispettore Angelo Corbo, ancora provato dalla strage che ha sconvolto la sua vita, mostrandoci l’amarezza di un uomo che ancora oggi non si dà pace per non essere stato in grado di difendere Giovanni Falcone. Mi ha colpito la voglia di un uomo dello Stato, oggi Ispettore alla Procura di Firenze, di far capire e trasmettere ai ragazzi cosa è veramente la mafia, da palermitano originario di uno dei quartieri più popolari della città, che ha vissuto per anni con il fenomeno mafioso. Queste sue parole: “ci inculcavano sin da piccoli che la mafia non esisteva e che era un’invenzione dei giornali. E invece, la mafia esiste e quello che ti dà oggi te lo richiede indietro triplicato domani”. Inoltre mi ha commosso vederlo nei filmati d’epoca, intervistato la notte in ospedale dopo la strage mafiosa, con una chioma folta alla Cocciante e dal vivo con ormai pochi capelli, triste e malinconico e con gli occhi arrossati dalla commozione. Infine mi resterà soprattutto il suo racconto dello scorso 23 maggio 2014, l’anniversario della strage: “mia moglie mi ha costretto a fuggire da Firenze. Ero a Locarno e non pensavo a nulla, quando mi sono sentito colpire da qualcosa sulla spalla: un uccellino in volo aveva fatto cadere un pezzo di cibo dal becco, che era finito accidentalmente su di me. Istintivamente, ho guardato l’orologio: erano le 17.58. L’ora dell’esplosione a Capaci”.
Ecco questa è la scuola che amo, quella che scuote le coscienze e ti lascia uno spessore e ti fa sentire cresciuto più della sera precedente. Per un insegnante di Tecnica alle medie non è male…”

VIDEO   “IL  NOSTRO  ANGELO”

Bene, sono passati più di due anni da quell’incontro a Calenzano e oggi, nel giorno in cui ricorre la morte di Peppino Impastato, sono riuscito a coinvolgere e portare nella scuola Verga di San Donnino l’ispettore, ormai in pensione. A Prato il 21 marzo, in occasione della giornata della legalità contro le mafie in cui insieme alla seconda B, d ed E abbiamo sfilato in corteo per le vie del centro storico e commemorato le vittime di tutte le mafie. Sono sono bastate due parole e una stretta di mano ed eccoci qui nell’Aula Magna. Condividere questo incontro con le nostre classi è un altro di quei piccoli contributi che insieme ai colleghi vogliamo lasciare in eredità alle loro vite future.
Magari non tutti comprenderanno il significato profondo di questo incontro, di sicuro però in qualcuno di loro attecchirà il seme della testimonianza attiva. E’ un anno che nella seconda B, insieme alla collega di lettere Paola Caminati, lavoriamo al progetto “legalità”. Prima la lettura del libro “per questo mi chiamo Giovanni” di Luigi Garlando, poi la XXII Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, promossa da Libera e Avviso Pubblico che per la Toscana si è svolta il 21 marzo a Prato. Infine,come ciliegina sulla torta, questo incontro a conclusione di questa lunga esperienza. Noi comunque ci abbiamo provato. Ringrazio inoltre la dirigenza, sempre disponibile, come i tanti colleghi per la loro collaborazione. Siamo una vera squadra. Ricordare gli eroi dei nostri tempi, così difficili, è un’attività che la scuola, quella con la S maiuscola, deve dare ai suoi nuovi cittadini.

A questo riguardo vi chiedo di dedicare almeno un minuto della vostra giornata ricordando Peppino Impastato, morto per il suo impegno civile di lotta contro la mafia e dopo il silenzio riprendiamo a vivere accompagnati da un pensiero di Giovanni Falcone: “Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola.”

Domenico Bruni

 

 

C H I   É   I L   N O S T R O   A N G E L O ?

Sopravvissuto all’attentatuni del 23 maggio 1992, Angelo Corbo faceva parte della squadra soprannominata con il nome in codice “Quarto Savona 15”. In macchina con lui si trovava Gaspare Cervello, capo scorta ma anche autista in quel maledetto pomeriggio e Paolo Capuzza seduto nei sedili posteriori. Percorrevano il tratto di autostrada che da Punta Raisi porta a Palermo, in località Capaci, a circa 140 km/h chiudendo il corteo della scorta dietro la macchina guidata da Giovanni Falcone con al suo fianco la moglie Francesca Morvillo e, seduto nei sedili posteriori, il suo autista personale Giuseppe Costanza. Ad aprire quel corteo c’era la macchina guidata da Vito Schifani con a fianco il capo pattuglia Antonio Montinaro e Rocco Di Cillo sul sedile posteriore. All’improvviso, erano le ore 17:58, un grosso boato…l’inferno.

Incontrato la prima volta due anni fa, devo dire che oggi l’ho visto più sereno, inoltre ha pubblicato in un bel libro i fatti di quei terribili anni in cui la mafia ha mostrato il suo volto terroristico e di morte. Libro che consiglio a tutti coloro che hanno ancora voglia di approfondire cosa sia accaduto a Palermo in quegli anni, visti da un punto di vista di un servitore dello Stato coinvolto suo malgrado in fatti lasciati alla storia di questo paese.

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